Ho 43 anni e da oltre 15 anni eseguo un’ecografia al seno ogni anno per tenere sotto controllo una cisti che, sebbene sia cresciuta di poco, mi hanno assicurato essere completamente innocua. La ginecologa mi ha consigliato di fare una mammografia: serve? Posso averla tramite Servizio sanitario? Non ho poi capito se devo fare anche una visita senologica e quale dei due esami dovrei fare prima.

Risponde Paolo Veronesi, direttore del Programma di senologia e della Divisione di senologia chirurgica all’Istituto europeo di oncologia di Milano

L’ecografia annuale a partire dai 30 anni è senz’altro una buona regola di prevenzione. Naturalmente deve essere effettuata da mani esperte, possibilmente da medici radiologi che eseguano anche mammografie. L’utilizzo dell’ecografia, infatti, non richiede la specializzazione in radiologia, per cui può essere effettuata da qualunque medico, a volte senza la necessaria esperienza. È un esame che utilizza ultrasuoni, quindi assolutamente innocuo e ripetibile, in grado di identificare noduli solidi (benigni o maligni) e cisti, come nel suo caso, completamente «innocenti».

Mammografia annuale

Ci sono però altre condizioni che possono far sospettare un’iniziale neoplasia, come per esempio la presenza di microcalcificazioni o distorsioni parenchimali, che si possono vedere solo attraverso la mammografia. Per questa ragione, a partire dai 40 anni d’età, è consigliabile aggiungere all’ecografia anche una mammografia, sempre con cadenza annuale. I nostri sistemi sanitari regionali prevedono la mammografia di screening gratuita a tutte le donne a partire dai 50 anni, in alcune regioni si inizia dai 45, con cadenza biennale. Lo screening di popolazione cosi effettuato è sicuramente molto utile, ma per la singola donna può non essere sufficiente. Per esempio non prevede né visita né ecografia mammaria. Per questo deve comunque essere integrato (è caldamente consigliato) e in ogni caso resta scoperta dalla mammografia la fascia di età 40-45 anni, per le quali le donne devono provvedere a proprie spese o tramite l’impegnativa del medico di base che può prescriverla tramite Ssn.

Programma personalizzato

La mammografia inoltre si è molto evoluta negli ultimi anni, grazie alla tecnica tridimensionale che prende il nome di tomografia, che riesce a «vedere» meglio il seno. Le suggerisco quindi di effettuare sicuramente una prima mammografia e, a seguire, una visita senologica: in base alle caratteristiche della sua mammella, agli esiti degli esami e naturalmente al suo profilo di rischio per cancro al seno (che dipende da anamnesi personale e familiare), lo specialista le suggerirà cosa fare per programma di prevenzione che deve essere il più possibile personalizzato. Esistono infatti donne che hanno un rischio più elevato di sviluppare un carcinoma mammario: per esempio chi ha avuto più casi di tumore in familiari di primo o secondo grado, fino ad arrivare a chi ha una vera e propria predisposizione genetica a sviluppare questa malattia. Queste donne devono seguire un programma molto più «intensivo», che prevede anche l’utilizzo di altri esami come la risonanza magnetica. Anche l’interpretazione degli esami deve essere confrontata con l’esame clinico delle mammelle, perché può capitare che alcune lesioni siano completamente invisibili agli esami diagnostici ma molto evidenti al senologo (per esempio un’alterazione superficiale del capezzolo come nella malattia di Paget). Per queste ragioni è importante la visita, che si può avere in convenzione con il Ssn, oltre agli esami: il senologo deve accompagnare la donna nel suo percorso di prevenzione che dura tutta la vita.

21 ottobre 2020 (modifica il 21 ottobre 2020 | 19:11)

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